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Il Progetto del Carbon Currency Credit, la moneta ecosostenibile complementare proposta dalla Carbon Currency Foundation é un progetto ambizioso, legalmente valido in quanto le leggi internazionali non limitano l’emissione delle monete agli stati e soprattutto é un’idea ecosostenibile, non tanto lontana dalla realtá, e che potrebbe salvare le foreste tropicali.
Considerazioni e spetti tecnici del progetto
di Fabrizio Zampieri¹
Si è recentemente concluso il vertice di Potsdam, a cui hanno partecipato i G8 con l’aggiunta, per la prima volta, di India, Brasile, Messico e Sud Africa.
E’ noto che insieme questi Paesi sono responsabili del 75% delle emissioni nocive e dell’inquinamento atmosferico.
A Potsdam si è discusso soprattutto di riscaldamento atmosferico e cambiamento climatico, tuttavia, sotto la pressione degli ambientalisti, presenti in massa nei pressi della sede dei lavori, ci si è anche occupati di difesa di alcune specie animali a rischio estinzione (balene, elefanti africani, ecc…) e di azioni a tutela della biodiversità.
Rientra in tale ambito, anche se concretamente le azioni rimangono isolate, non risolutive, e fini a sé stesse, la salvaguardia delle foreste pluviali presenti nel nostro pianeta, con particolare attenzione a quella amazzonica.
Molte organizzazioni locali ed internazionali, oltre agli Stati maggiormente interessati, stanno già lavorando ad iniziative di salvaguardia e protezione di queste preziose “risorse” ma gli interessi economici/finanziari internazionali prevalgono su quelli sociali ed ambientali cosicché molte azioni producono effetti sterili e limitati nel tempo.
Diverse sono le proposte per risolvere tale annosa questione ma merita attenzione quella che propone la Carbon Currency Foundation www.carboncurrencyfoundation.org, con la “creazione di una moneta negoziabile di cui le foreste pluviali ne rappresenterebbero le riserve o garanzie”: si andrebbero a combattere gli “interessi economici” nel loro campo, ovvero quello finanziario.
Il primo passo sarebbe quello di costituire una moneta complementare (carbon currency credit), ma non alternativa, legalmente riconosciuta o meno ed essere utilizzata in territori più o meno vasti e più o meno coincidenti con il territorio coperto dalla moneta principale di riferimento. La moneta complementare infatti è una moneta il cui utilizzo non esclude l’utilizzo di un’altra moneta, solitamente legale, in una data comunità; diversa è la moneta alternativa: una moneta, locale o meno, il cui uso esclude l’utilizzo di un’altra moneta, quella legale, in una data comunità.
Questa moneta complementare, per essere tale e per venire maggiormente accettata, non dovrebbe ostacolare due delle principali funzioni della moneta legale di riferimento (per es.: real brasiliano, dollaro usa, o euro) :
a) mezzo di scambio,
Il carbon currency credit deve essere usato contemporaneamente alla moneta legale nei pagamenti, ossia deve avere un rapporto di cambio determinato con la moneta legale di riferimento (real brasiliano, dollaro usa, euro) in modo possano coesistere pagamenti misti in valute diverse, ed al fine di non competere nella funzione di mezzo di scambio;
b) riserva di valore.
Essa non deve poter essere accumulata, oltre un certo quantitativo, a differenza della moneta legale attuale, al fine di non competere nella funzione di riserva di valore, e per non sovrapporsi con la valuta legale. Tale complementarietà dovrebbe quindi tradursi in una pura funzione di mezzo di scambio.
In definitiva, questa moneta complementare, anche quando non legalmente riconosciuta, dovrebbe svolgere una funzione di supporto alla moneta legale favorendo l’incontro tra domanda ed offerta di beni e servizi. Il suo utilizzo, nella pratica, dovrebbe essere fonte di benessere per la collettività ed il territorio di riferimento. A livello etico, inoltre, è giusto incoraggiare e sviluppare l’uso delle monete complementari quando necessarie a soddisfare bisogni insoddisfatti o risorse inutilizzate.
Una moneta alternativa, invece, non sempre è a livello pratico fonte di benessere per la collettività; la sua circolazione, infatti, essendo d’ostacolo all’utilizzo della moneta legale vigente, potrebbe creare “contrasti” tra le due valute e rallentare la velocità di espansione del mezzo di scambio, e quindi danneggiare anche l’attività produttiva di beni e servizi sottostanti.
Per concludere le premesse: una moneta complementare rappresenta quindi l’unico tipo di moneta che permette non solo una compatibilità teorica, ma anche una compatibilità pratica con le valute legali attualmente in circolazione.
Abbiamo quindi visto che è possibile emettere una nuova moneta complementare (carbon currency credit) la quale potrebbe rappresentare una valida soluzione di tipo finanziario quindi efficace, duratura e globale, per la salvaguardia delle foreste pluviali.
Tecnicamente tutto ciò è possibile a patto che sul territorio esistano risorse umane, tecnologiche o naturali, come nel nostro caso (le foreste pluviali) reali, disponibili ed inutilizzate.
I Governi, le Istituzioni internazionali e/o gli Enti locali interessati al progetto dovrebbero in primis studiare e concordare un “patto territoriale”, per delimitare ed individuare le aree geografiche d’intervento, ed impegnarsi ad emettere la nuova moneta complementare, il cui numerario sia agganciato alla valuta ufficiale di riferimento, in una data quantità proporzionale alle “dimensioni” delle foreste pluviali. In questo caso, le foreste rappresenterebbero la “garanzia” reale ed effettivamente esistente, condizione necessaria per l’emissione di moneta. Per es.: verrebbero stampate e messe in circolazione un numero definito di banconote carbon currency credits “agganciate” all’estensione delle foreste in km quadrati.
Il carbon currency credit potrebbe circolare all’interno delle aree interessate al progetto ma anche al di fuori di esse; potrebbe quindi essere utilizzato, congiuntamente alla valuta principale di riferimento, per acquistare beni e servizi delle aziende e degli enti presenti all’interno dell’area del patto territoriale; ciò non toglie il fatto che anche altri operatori (Banche ed Imprese), al di fuori di tali zone, potrebbero accettarla.
E’ comunque importante riflettere sulle aree critiche del progetto “carbon currency credits”:
- la difficoltà di coinvolgere attivamente e fattivamente un numero tale di Istituzioni governative, economiche e finanziarie in modo da dare all’iniziativa una “visibilità” mondiale ed una notevole efficacia pratica;
- il carbon currency credit non dovrebbe porsi in alternativa alla valuta di riferimento ma espletare la sua funzione di moneta complementare (in teoria dovrebbe essere utilizzata per l’acquisto di beni e servizi di produzione locale ma anche di beni e servizi si Società ed Enti facenti parte del Patto territoriale;
- il carbon currency credit non dovrebbe essere accumulato, né diventare riserva di valore, ma dovrebbe circolare ed essere utilizzato nelle normali transazioni (acquisto di beni e servizi);
Ma il rischio maggiore è rappresentato dalla perdita di valore della nuova moneta complementare, valore direttamente correlato alla dimensione delle foreste pluviali esistenti, ovvero quanto maggiori sono le aree soggette a deforestazione (diminuzione delle riserve), tanto maggiore sarebbe la svalutazione del valore del carbon currency credit. Ovviamente, tale aspetto negativo dovrebbe rappresentare un’opportunità e uno stimolo, sia per gli emittenti quanto per i possessori di questa valuta, ad azioni di salvaguardia delle risorse naturali. In tal modo, la moneta complementare rappresenterebbe una forma di sviluppo economico-sociale, volta anche a promuovere l’occupazione e l’occupabilità mediante l’incremento del prodotto interno locale.
Anche l’aspetto organizzativo merita alcune considerazioni: le amministrazioni locali dovrebbero accettare tale nuova valuta anche per operazioni quali il pagamento delle tasse e tributi e, viceversa, anche per l’erogazione di servizi accessori quali le prestazioni sociali; altri enti governativi (polizia, guardia civile, ecc..) dovrebbero invece vigilare relativamente alla quantità di banconote in circolazione ma, soprattutto, sulla autenticità e sull’accettazione delle stesse presso esercizi pubblici ed aziende locali.
Il progetto del carbon currency credit, secondo la mia opinione, è attuabile sia a livello teorico quanto nella pratica ma concordo anche con altri economisti nell’affermare che, a parte la necessità di un periodo di prova utile per verificare la sostenibilità dell’iniziativa, il vero punto cruciale è rappresentato dalla convertibilità della nuova valuta nel lungo termine.
In un orizzonte temporale di breve-medio termine tale progetto dovrebbe fornire risultati positivi ed efficaci e la nuova valuta adempiere in pieno agli scopi per i quali è stata creata (salvaguardia delle foreste pluviali e sviluppo socio-economico delle popolazioni indigene a rischio estinzione), ma nel lungo periodo è difficile ipotizzare uno scenario positivo relativamente a questa problematica (convertibilità).
E’ possibile comunque pensare a diverse ipotesi di lavoro per prevenire eventuali fallimenti ma, probabilmente, quella di più semplice applicazione è la seguente:
dopo aver stabilito i soggetti promotori del progetto, in questo caso la Carbon Currency Foundation, e definito il patto territoriale, sarebbe conveniente che gli Stati e/o le Banche Centrali ritirassero e comprassero i carbon currency credits alla “pari”, ovviamente nel rispetto del mantenimento delle riserve (foreste pluviali).”.
¹ Fabrizio Zampieri - Laurea in Economia Aziendale all’Università Cà Foscari di Venezia e successivo Master in discipline bancarie/finanziarie. Laurea Honoris Causa in Scienze Finanziarie (5/dic/2003). Ha maturando esperienze finanziarie presso primarie società di consulenza. Come consulente si occupa di: analisi e studio dei mercati finanziari, gestione del rischio di cambio e degli strumenti finanziari, gestione della tesoreria aziendale multivalutaria, gestione dell’indebitamento e dei rapporti con gli Istituti bancari, con target di clientela “Private” e “Corporate”. Come formatore collabora con Associazioni di categoria e Imprese attraverso progettazione e docenze di corsi F.S.E. (Fondo Sociale Europeo), seminari, incontri. Socio ordinario Assoconsulenza della quale è Segretario per la delegazione di Padova .
Considerazioni sulle monete
Anticamente le monete erano esclusivamente metalliche, quelle più preziose erano in oro o argento. Infatti, le denominazioni delle valute rispecchiavano una precisa quantità di oro od argento. Ad esempio, la ghinea inglese corrispondeva a 129,4 grani d'oro fino. Il dollaro d'argento spagnolo corrispondeva a 387 grani d'argento fino. Col passaggio all'uso prevalente delle banconote, i metalli preziosi, soprattutto l'oro, venivano conservati nelle casseforti delle banche come "riserva" diventando moneta di riserva. Ad una determinata quantità di banconote circolanti, corrispondeva (almeno in teoria) una fissa quantità d'oro nelle casseforti. Nel 1971 peró il presidente americano Richard Nixon eliminò la convertibilità del dollaro con l'oro. Da allora si parla di moneta "fiat", di moneta basata sulla fiducia della gente che la usa. Nel caso preciso del dollaro, questa fiducia è stata incoraggiata mantenendo la moneta USA come unica moneta utilizzabile per acquistare alcune merci, come il petrolio. Questo spiega perché geopoliticamente gli Stati Uniti siano così sensibili verso le aree dei giacimenti petroliferi. Se difatti il petrolio fosse scambiato contro euro, la moneta europea diverrebbe automaticamente valuta di "riserva".
Margrit Kennedy, la nota economista tedesca promotrice delle monete locali in Germania, è solita raccontare questa storiella: una donna va in un hotel e tira fuori un biglietto da 100 euro per prenotare una camera per la notte. Con quella banconota l'albergatore paga il panettiere, la cui moglie esce e va a comprarsi un vestito, il sarto porta la macchina a riparare, e il meccanico, sempre con la stessa banconota, paga un venditore ambulante di cellulari, che poi va in albergo a prendere una camera per la notte e paga con quella banconota da 100 euro. Ma proprio in quel momento arriva la donna dell'inizio della storia, che affermando di non volere più la camera, si riprende i 100 euro e la banconota torna quindi nelle sue mani. Appena esce dall'albergo le da fuoco...perchè, dice, era falsa!
La morale della storia è che per mezzo di una sola banconota da 100 euro si sono scambiati, in un solo giorno, un valore di almeno 500 euro di beni e servizi. Con una sola banconota, peraltro falsa!
Molti economisti indicano la mancanza di garanzia reale delle monete come causa primaria delle gravi instabilità geopolitiche. Qualsiasi sia la base della riserva di una moneta (oro, petrolio, o - addirittura - droghe, usate come moneta nella Venezia medievale ed ancora prima dai romani), questa riserva viene conservata con molta attenzione. Da qui nasce l'idea di utilizzare un bene assolutamente da conservare - la foresta - come base a garanzia per una speciale emissione monetaria. Se, come alcuni suggeriscono, si tornasse ad una moneta aurea, ne toccherebbero 25 grammi a testa. Difatti, l'oro estratto dalla notte dei tempi ammonta oggi a 151 milioni di tonnellate. La popolazione a poco più di sei miliardi. Con 400 euro d'oro a testa, il commercio si paralizzerebbe.
Bernard Lietaer, uno dei più grandi esperti al mondo di questioni monetarie ed uno degli architetti dell'Euro presso la banca centrale del Belgio, sostiene che “ il denaro è come un anello di ferro che ci siamo messi al naso. Abbiamo dimenticato di averlo progettato noi, ed ora è esso che ci trascina.” Secondo l’economista le persone e le corporation non competono per i mercati e le risorse. Essi competono per il danaro, usando i mercati e le risorse per ottenerlo. Quindi progettare ed usare denaro differente vuol dire in effetti ri-orientare gran parte dello sforzo collettivo dell'umanità.
Di fatto, a parte le monete locali, già esistono molte “monete” complementari in uso, anche se non le chiamiamo così, tipo i buoni pasto (ticket-restaurant) o i coupon dei frequent flyer delle compagnie aeree, che sono regolarmente scambiati.
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